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Il diritto alla mobilità

 

Il diritto alla mobilità nel nostro paese è seriamente in pericolo, ed il rischio che tutto si trasformi nella solita "marmellata politica" è evidente. Oggi da fonti diverse ed attendibili si può stimare che l’inquinamento del traffico costituisca solo il 27% della responsabilità delle PM10, ma nelle ordinanze dei Sindaci questo non si legge. In realtà è netta la percezione che non si voglia coniugare il diritto alla mobilità con quello della salute.

I cittadini delle città italiane, dove si operano i blocchi della circolazione alle auto sono infatti molto perplessi . Poca trasparenza sui dati e di fatto essi si sentono presi per il naso. Se l’attendibilità dei dati sugli inquinanti è come quella sulle previsioni dell’influenza di quest'anno stiamo freschi. L’apparente mancanza di manifestazioni di dissenso degne da telecamere non vuol dire assolutamente nulla. Infatti quasi tutte le iniziative da telecamera sono in genere fatte da militanti politici. Diciamo che i cittadini , e ne abbiamo prova noi dai tanti contatti privati, sono un’enorme maggioranza silenziosa che obbedisce per senso civico Vediamo i veri problemi incalza Telefono Blu Sos Consumatori che da anni si batte per fare chiarezza:

  1. le centraline di rilevamento non devono essere collocate nei punti più trafficati. Falsano il dato, i Comuni si sono adeguati a questa direttiva Ue?

  2. le polveri sottili PM10 (che non sono smog) non sono tutte dello stesso tipo, mediamente il 20% di loro in inverno e di più in estate sono prodotte in modo naturale e quindi vanno scorporate. Chi lo fa?

  3. Le caldaie a gasolio dei condomini, e gli impianti industriali sono i fattori che inquinano di più. Quali interventi concreti vengono fatti?

  4. La girandola di euro 1, 2, 3, 4 è una vera presa per i fondelli. Non si fa in tempo a comprare una nuova auto che esce una direttiva diversa. Per cui l'Ue o anche solo l'Italia imponga alla produzione un parametro che valesse almeno 3 anni e rispettato da tutti. Il parco macchine che non è nemmeno Euro 1 è di almeno il 25%. Che si sta facendo per cambiarlo?

  5. Quali azioni svolgono i comuni per pulire le strade , come versamenti acqua ecc. che di fatto toglierebbero buona parte delle polveri e comunque con altre tecniche Con i soldi delle contravvenzioni si potrebbero fare dei bei lavoretti ?

  6. Vengono praticate iniziative di incentivi per il cambio auto e moto?

  7. Dulcis in fundo . Per quale motivo il cittadino che non può usare l'auto deve pagare la quota intera del bollo alla Regione. Le Regioni stanno pensando di restituire il maltolto? E le assicurazione in che misura intendono ribassare visto il mancato uso. Il governo gli ha posto il problema?

Minacciare il blocco totale delle città si configura, di fatto, come uno sciopero a cui i cittadini non sono tenuti a partecipare, infatti, le istituzioni non possono essere controparte di se stesse. Potremmo definire tutto ciò una "serrata". A conferma che le targhe alterne ed i blocchi sono irrilevanti. Iniziative come queste, di fatto, non hanno alcun rapporto con la misurazione dei livelli di smog e si prefigurano come una manifestazione sindacale e politica che non è consentita dal nostro ordinamento. Oggi non si dice, infatti, che lo smog è stato ridotto di un quinto rispetto 20 anni fa, si preferisce, sventolare la paura delle Pm10 piuttosto che agire concretamente.

La decisione del Ministro dell'ambiente di aumentare di 0,05 cents, l'accise della benzina sperando che non spinga i petrolieri ad altri incrementi, non è poi così drammatica per i consumatori viaggiatori, ad un patto che i Comuni utilizzino seriamente i fondi (800 milioni più 1,2 dal Governo). Infatti, sostiene l'associazione indipendente dei consumatori, i Comuni non si sono tutti comportati bene. Basti pensare che questi finanziamenti vanno utilizzati per modificare i mezzi di trasporto pubblico (quindi i bus) che, di fatto, le stesse amministrazioni attraverso le imposte ai cittadini avrebbero dovuto fornire da tempo

Che fare per non subire passivamente ecco il decalogo:

  • In primis un gran passaparola. Dal sito www.sosconsumatori.it e www.sosviaggiatore.com è possibile scaricare la modulistica per il risarcimento da danno causato dai blocchi (i disagi sono tanti e noti sia di natura economica, che relazionale, che di emergenza).

  • Secondo scrivere ai Sindaci delle città (email, raccomandate, fax) per chiedere ragione dei loro interventi e se non ritengano opportuno agire diversamente

  • Preparare cause in cui si chiede alla Regione la restituzione per numero di giorni di impossibilità di utilizzo del mezzo causa blocco e quindi l’opportuna decurtazione

  • Sottoporre allo stessa situazione le compagnie assicurative , dichiarando di volere opportuna riduzione

  • Forme di disobbedienza civile, dichiarate con cartelli e quant'altro sulle auto ecc.

  • Continuare nell’appello al Ministro dell’ambiente perché non siano dati fondi ai Comuni se non per interventi strutturali (metropolitane e ferrate , tranvie leggere ecc.) o per mettere in atto concretamente in atto queste azioni: riduzione degli inquinamenti da caldaie industriali e da abitazione, proibizione di accesso alle città dei Tir, sistemi tecnologici di rimozione delle polveri e pulizia costante delle stradi.

  • Contrastare concretamente il modello culturale di chi oggi ammonisce di non usare l’auto dimenticando che questo paese ha versato di propria tasca 1/3 del debito pubblico per mantenere in vita l’azienda automobilistica con i risultati che abbiamo visto tutti .

  • Scrivere ai nostri eurodeputati perché modifichino la direttiva europea, trasformando la logica delle multe da un puro fattore coercitivo ad un atto propositivo

Ecco spiegato il "trappolone"

Circa 50 mila euro al giorno per la Regione per ogni giorno di sforamento dopo i 35 consentiti in un anno, e tra i 5 e i 10 mila euro al giorno: sono le sanzioni che gli enti locali potrebbero trovarsi a dover pagare quando l'Unione Europea comincerà a far scattare le multe per l'eccessivo quantitativo di polveri sottili nell'aria. Partendo dal presupposto che il tetto massimo di sforamento delle Pm10 è di 35 giorni l'anno per ogni paese membro, e che oltre tale limite l'Ue vorrebbe applicare una sanzione di 250 mila euro al giorno per ogni stato, per l'Italia, considerando le cinque zone più inquinate, le sanzioni verrebbero applicate, oltre al Lazio, alle regioni che hanno a che fare con la pianura padana. Sarà difficile che l'Unione Europea faccia scattare le sanzioni all'improvviso, visto che prima sono previsti due richiami. E' molto probabile, infatti, che l'Unione Europea compia la scelta di trasformarle in mancati trasferimenti di fondi, proprio sul comparto ambiente. Questo significa che oltre a dover applicare misure di emergenza quando si superano i limiti, rischiamo anche di non ricevere i fondi perla mobilità sostenibile e per il risanamento della qualità dell'aria.

Telefono Blu Sos consumatori sostiene che non c'è proprio nulla di entusiasmante nel provvedimento 261/2004, entrato in vigore oggi come regolamento CE che prevede i risarcimenti per i passeggeri in caso di disservizi aeri e che con diverse disposizioni dovrebbe essere applicato nei paesi membri. Il motivo è semplice: il danno arrecato ad ogni passeggero/viaggiatore non è necessariamente lo stesso e quindi potrebbe essere penalizzante un rimborso standard, in secondo luogo la compagnia aerea non cancellerà mai un volo ed è evidente che ciò avverrà per circostanze eccezionali (aereo rotto, sciopero, pilota malato, incidente e chi più ne ha più ne metta) il che sarebbe motivo del rimborso e, dulcis in fundo, il passeggero, comunque informato (non si sa bene dove e quando), non avrebbe rimborso. Il problema è che aveva preso le ferie, aveva un appuntamento di affari, ecc. Per i ritardi poi si tenderebbe a riconoscere una compensazione solo a partire dalla 5 ora (sufficiente a far saltare il tutto), per meno pasti e bevande relativamente ai tempi (che vuol dire?) e due telefonate gratis (una alla mamma, l'altra a Telefono Blu per denunciarli). Se si supera il giorno (di 24 ore?) si ha diritto al trasporto e all'alloggio. Per overbooking aumentano la compensazione pecuniaria: 400 euro per le tratte da 1500 a 3500 km e 600 oltre. Ovviamente si chiede la liberatoria del viaggiatore (segno evidente che la norma non può sostituire il codice civile) e quindi occorrerà capire la convenienza del firmare o di procedere davanti al giudice per un rimborso più equo. Non vi sono regole, ma a questo punto è meglio per quanto concerne furto o smarrimento del bagaglio aereo trasportato. Tale risarcimento è diverso tra le compagnie che aderiscono alla Convenzione di Montreal del 1999 e le altre. Basta verificare. Ma la buona regola ,sostiene Telefono Blu è quella di preparare il tutto per farsi dare l'equo risarcimento del danno . Negli ultimi tre anni si sono rivolti ai nostri portali www.telefonoblu.it e www.sosviaggiatore.com e ai centralini 02.7600.3013 e 06.3751.8881 oltre 10mila turisti viaggiatori (overbooking, smarrimento, danneggiamento bagagli, ritardi, danni collaterali, ecc.) complessivamente chi ha chiesto un rimborso è stato trattato anche meglio. Pierre Orsoni presidente di Telefono Blu ammonisce i turisti viaggiatori e li incalza: "è una pia illusione quella di pensare che una direttiva come questa sia correttamente dalla nostra parte. Meglio il codice civile che parla di mancata prestazione. E' il classico caso in cui era meglio lasciar stare tutto come era. Cosa fare? come prima, valutando caso per caso. Noi siamo qui proprio per questo con tutti i nostri uffici pronti per assistere come sempre i viaggiatori.


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